Ristrutturazione antisismica: cosa c’è da sapere

La ristrutturazione antisismica sta diventando una delle esigenze più pressanti dei proprietari di casa. Sicuramente a incidere, in questo senso, è il timore che – in maniera legittima – hanno scatenato gli ultimi sismi verificatisi nel nostro paese.

Il tema è tuttavia complesso, e sfocia con estrema facilità nell’ambito tecnico. Numerosi sono i pregiudizi e le credenze che ruotano attorno alla ristrutturazione antisismica. Dunque, è bene fare chiarezza con una panoramica generale. La proponiamo qui di seguito.

 

La differenza tra adeguamento sismico e miglioramento sismico

In realtà, il concetto di ristrutturazione antisismica è molto generale, di uso prettamente gergale. Nello specifico, e soprattutto in ambito tecnico, si preferisce parlare di adeguamento sismico e miglioramento sismico. Questi termini, laddove siano realmente conosciuti dalla gente comune, sono addirittura considerati dei sinonimi. Ovviamente, fanno riferimento a interventi diversi e finalità altrettanto distinte. 

Per adeguamento sismico si intende l’insieme di lavori che si rendono obbligatori e che seguono interventi che modificano la planimetria e/o i carichi globali. In questo caso, è necessario letteralmente adeguare la struttura agli standard di sicurezza più recenti, e riportati dalla normativa aggiornata al 2017. In particolare, è necessario procedere con l’adeguamento sismico quando si realizza una sopraelevazione della costruzione, quando si modifica la destinazione d’uso in un modo che incide per almeno il 10% sui carichi globali, quando si amplia la costruzione e allo stesso tempo si coinvolgono elemento strutturali (es. i pilastri), quando si modifica radicalmente la costruzione a tal punto da poterla considerare “nuova costruzione”.

Il miglioramento sismico, invece, è il “semplice” incremento dei livelli di sicurezza in funzione antisismica. Viene realizzato senza un obbligo preciso (se si escludono casi eccezionali) e può essere realizzato senza lo scopo di raggiungere i livelli altrimenti imposti dalla normativa. Appunto, è un semplice miglioramento dell’esistente. Nella maggior parte dei casi, quando un committente non addetto ai lavori richiede una ristrutturazione sismica, in realtà sta chiedendo un “miglioramento sismico”.

 

Quanto costa una ristrutturazione antisismica

Ovviamente, la ristrutturazione sismica costa molto. D’altronde, si parla di interventi che coinvolgono elemento strutturali, il cui accesso è per definizione complicato. Senza contare l’imponente lavoro di progettazione c’è dietro, e che può essere effettuato solo da ingegneri esperti nel calcolo delle forze e con qualifiche ad hoc per poter operare in funzione anti-sismica. E’ altrettanto evidente che ciascun intervento differisce dagli altri. Infatti, sono numerosi i fattori in gioco. 

In primis, il committente, almeno nel caso del “miglioramento” sismica ha un certo margine di scelta, ovvero può richiedere interventi che determinano un miglioramento di una, due, tre classi etc. Secondariamente, la qualità e la profondità degli interventi dipendono dalle condizioni dell’esistente, che logicamente variano da edificio a edificio. 

Nella peggiore delle ipotesi, comunque, è possibile spendere anche decine di migliaia di euro. Nella migliore, solo qualche migliaio. Una spesa molto pesante, è ovvio, tuttavia da prendere seriamente in considerazione e, in alcuni casi, letteralmente obbligata (se non dalla legge dal buon senso). Un “casa antisismica” garantisce l’incolumità dei suoi abitanti e aumenta di valore. Spesso l’aumento di valore è di gran lunga superiore alla spesa effettuata per la ristrutturazione antisismica.

 

Quando realizzare una ristrutturazione antisismica

Quello del “quando” è un aspetto importante. Abbiamo già accennato al concetto di adeguamento sismico. In questo caso, le condizioni sono molto chiare, per giunta ineludibili se si intende rimanere nell’alveo della legalità. Discorso diverso, e decisamente più ambiguo, quello relativo al miglioramento sismico. In linea di massima, il consiglio è di procedere sempre con il miglioramento sismico se si verificano queste due condizioni:

 

  • L’immobile è stato realizzato più di venti anni fa
  • L’immobile è situato in una zona ad alta sismicità

 

Sia chiaro, l’Italia è un paese sismico di per sé, ma alcune zone sono più rischio di altre. Per esempio, le zone 1 e 2 di pericolosità sismica, che corrispondono suppergiù a parte della Sicilia, parte della Calabria, parte del Centro Italia, al Friuli Venezia Giulia. Gli immobili “vecchi” situati in queste zone sono realmente a rischio crollo, vista la probabilità statisticamente elevata che si verifichi un forte terremoto.

 

Quali lavori per la ristrutturazione antisismica

Quali lavoro occorre realizzare nell’ambito di una ristrutturazione antisismica degna di questo nome. Le possibilità sono numerose e tutte, o quasi, prendono in considerazione elementi strutturali quali pilastri e solai, sebbene in alcuni casi vengano coinvolte anche le “semplici” pareti. Ad ogni modo, ecco alcune delle classi di intervento più frequenti.

 

  • Consolidamento delle pareti. Con questo termine si intende una intera classe di elementi molto particolare come la cerchiatura, la cucitura metallica, la riduzione delle spinte degli archi, le modifiche in copertura, l’installazione dei reticoli cementati, installazione di paretine in cemento armato etc. 
  • Supporto e ancoraggio delle strutture in cemento armato. Si può agire sull’edificio nel suo complesso, mediante l’installazione di controventi metallici e di pareti sisma-resistenti. Si può agire anche sul singolo elemento, aumentandone la sezione. 
  • Consolidamento del solaio. In questo caso si procede con o indirettamente, magari sulle travi, o direttamente, con l’installazione dei connettori, ovvero di un secondo solaio agganciato al primo. 

 

 

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