Adeguamento sismico

Adeguamento sismico: quando farlo?

I lavori di adeguamento sismico sono saliti alla ribalta dopo i tragici terremoti degli ultimi anni. In seno alla popolazione, infatti, è cresciuto il timore dei danni che un sisma può provocare, danni che in alcuni casi sono irreparabili e hanno un esito fatale per gli abitanti.

 

 

Tuttavia, la questione è parecchio più complessa di quanto si possa immaginare, e si scontra con una percezione da parte dei “profani”, ovvero di chi non è del mestiere, che spesso non corrisponde al vero.

In questo articolo facciamo il punto sul concetto di adeguamento sismico e, soprattutto, sui casi in cui è necessario procedere con i lavori di questo tipo. 

 

Cosa si intende per adeguamento sismico

Con “adeguamento sismico” si intendono tutti quei lavori finalizzati al raggiungimento di uno stato di sicurezza per l’immobile coerente con quanto impongono le norme. Un lavoro di adeguamento sismico è regolare, dunque, quando garantisce i livelli di sicurezza determinati dal legislatore. Questo genere di interventi sono necessari in alcuni casi, in genere quando si realizzano opere che incidono sulla volumetria e soprattutto sui carichi. 

Insieme al concetto di adeguamento sismico va considerato un altro concetto, ovvero quello di miglioramento sismico. E’ bene fare, a riguardo, una precisazione: sono due concetti distinti e separati, che intervengono a condizioni diverse. Purtroppo, i non addetti ai lavori, ovvero la stragrande maggioranza dei committenti (anzi, la quasi totalità) tende a considerare i due termini come sinonimi. Inutile dire che tale confusione genera dei fraintendimenti, soprattutto nel rapporto tra committenza, progettista e impresa edile. 

Nello specifico, per miglioramento sismico si intende quell’insieme di lavori non vincolato a condizioni precise, che consente di aumentare il grado di sicurezza della costruzione, senza raggiungere necessariamente i livelli di sicurezza menzionati dalla norma. Nella maggior parte dei casi, quando un committente parla di adeguamento sismico fa riferimento in realtà al semplice “miglioramento” sismico, dunque a una generico miglioramento delle condizioni strutturali, soprattutto in una prospettiva di resistenza al sisma. 

 

Quando è necessario l’adeguamento sismico

In realtà, l’adeguamento sismico che, ricordiamolo, consiste nell’innalzamento delle condizioni di sicurezza al livello dichiarato dalla normativa, viene realizzato per ottemperare a determinati obblighi Questi obblighi scattano quando si realizzano lavori di un certo tipo, ovvero in grado di incidere in maniera determinante sui carichi. Nello specifico, è necessario, anzi obbligatorio, procedere con i lavori di adeguamento sismico quando:

 

  • Si sopraeleva una costruzione
  • Si amplia la costruzione modificando elementi strutturali (es. pilastri)
  • Si apportano variazioni nella destinazione d’uso che incidono di almeno il 10% sui carichi globali.
  • Quando si realizzano opere di ristrutturazione radicale che, pur senza aumento volumetrico, modificano in maniera drammatica l’aspetto, la struttura e la planimetria della costruzione. 

 

Ci sono casi, invece, in cui “mettere mano alle strutture” in funzione antisismica non è obbligatorio, ma fortemente consigliato. In questa fattispecie, siamo nel campo del già citato “miglioramento sismico”. Lavori di questo tipo portano sempre a un miglioramento della classe antisismica, che può essere di una o due unità. Ad ogni modo, i casi in cui è caldamento consigliato procedere con il miglioramento sismico corrispondono alla presenza di abitazioni costruite più di un paio di decenni fa, e situati nelle zone 1 e 2 di pericolosità sismica.

Il territorio nazionale, di per sé molto sismico, è stato diviso in zone di pericolosità via via ascendenti. La già citata zona 1, per esempio, comprende l’estremo sud della Calabria, il Friuli Venezia Giulia, parte del Centro Italia e copre qualcosa come 708 comuni (quasi il 10% del totale). In questa zona la probabilità che si scateni un forte terremoto è alta, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio per l’immobile e per l’incolumità delle persone.

 

 

Quali lavori per l’adeguamento sismico

I lavori per adeguare la struttura alle norme vigenti o anche solo per migliorare la resistenza sismica sono numerosi. Di seguito quelli più frequenti.

 

  • Consolidamento delle murature. Di questa categoria fanno parte le cerchiature, le cuciture metalliche, la riduzione delle spinte delle volte e degli archi, la riduzione della tendenza dei solai a deformarsi, le modifiche in copertura, il miglioramento della resistenza dei maschi, l’installazione di reticoli cementati, l’installazione di paretine armate e altro ancora. 

 

  • Supporti e ancoraggi per le strutture in cemento armato. In questo caso si può agire sulla globalità dell’edificio o su singole parti. Nella prima fattispecie si procede con l’installazione di controventi metallici e l’installazione di pareti sismo-resistenti. Nella seconda fattispecie si procede con l’aumento della sezione dell’elemento strutturale preso in considerazione. Anche l’aumento delle armature fa parte di questa categoria classe di interventi. 

 

  • Consolidamento solai. Il solaio, in caso di sisma, è la parte più debole e allo stesso tempo più pericolosa. Il consolidamento dei solai avviene in genere per mezzo dell’installazione di sistemi controventati. Spesso, però, si agisce indirettamente, e dunque sulle travi. Un intervento molto diffuso, per quanto relativamente moderno, è l’installazione dei connettori. Questo intervento consiste nella creazione di un secondo solaio in calcestruzzo, da sovrapporre alla soletta esistente. 

 

 

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