Ristrutturazione Antisismica

Ristrutturazione antisismica: che lavori fare

Il tema della ristrutturazione antisismica è salito alla ribalta negli ultimi anni, caratterizzato dall’insorgenza di drammatici episodi sismici. La paura di vedere la propria casa distrutta da un terremoto o, peggio, perdere la vita sta spingendo molti italiani a procedere con interventi finalizzati a ridurre al minimo i danni di un eventuale sisma.

 

 

La questione è complessa, dal momento che la ristrutturazione sismica coinvolge interventi specifici e, in molti casi, fa riferimento alle più recenti tecnologie costruttive. Ne parliamo in questo articolo, fornendo anche indicazioni sui costi e sull’aspetto burocratico.

 

Quando fare una ristrutturazione antisismica

Ovviamente, tutte le abitazioni devono essere caratterizzate da una certa capacità antisismica. Tuttavia, solo in alcuni casi è assolutamente necessario procedere con una ristrutturazione che rende l’immobile in grado di resistere ai terremoti più violenti. E’ il caso degli immobili che trovano, appunto, nelle zone ad alte sismicità. Purtroppo, come si evince dalle cronache di questi ultimi anni, l’Italia è un paese “sismico”. Ciò è dovuto principalmente alla particolare conformazione del territorio e alla presenza di congiunture tettoniche sfavorevoli. Cionondimeno, alcune zone sono più a rischio di altre.

Le zone con il maggior rischio sismico sono il Friuli Venezia Giulia, tutte quelle disposte lungo gli Appennini, l’intero territorio delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia Catanzaro. 

Le zone con il minor rischio sismico sono invece il Piemonte orientale, le province di Bolzano e Lecce, l’intero territorio della Sardegna.

Va detto, però, che la classificazione sismica dell’Italia è soggetta a modifiche, soprattutto a seguito di eventi sismici inaspettati. Dunque, è sempre bene adottare un approccio finalizzato alla prevenzione, e procedere con la ristrutturazione antisismica degli edifici. 

 

Ristrutturazione antisismica: gli interventi

Sono numerosi gli interventi che possono essere realizzati in funzione antisismica. Nella quasi totalità dei casi, questi riguardano le strutture e le pareti interne. Ad ogni modo, la scelta degli interventi dipende dalle condizioni generali dell’edificio. Da questo punto di vista, va segnalata una particolarità tipica dell’Italia: la maggior parte del patrimonio urbanistico attuale è molto antico. Ciò non riguarda solo le zone con elementi di storicità, ma anche le abitazioni comuni. Questo rappresenta un problema, in quanto cinquanta o sessant’anni fa il tema della prevenzione antisismica non era al centro delle esigenze dei costruttori, almeno non al livello che si registra oggigiorno. 

Ad ogni modo, ecco una lista esaustiva degli interventi più frequentemente realizzati nell’ambito della ristrutturazione antisismica.

  • Riduzione delle deformabilità dei solari
  • Cerchiatura 
  • Applicazione delle cuciture in metallo
  • Riduzione delle spinte di archi e volte
  • Applicazione di reticoli cementati
  • Inserimento di paretine armate
  • Applicazione di giunti sismici 
  • Interventi vari sulle fondazioni
  • Installazione di isolatori sismici tra le fondazione
  • Installazione di strutture sopraelevanti

Tra questi interventi, i più costosi sono l’installazione degli isolatori e l’inserimento di strutture sopraelevanti. Non a caso, rappresentano un leitmotiv dell’edilizia giapponese, che da questo punto di vista ha raggiunto da ormai qualche decennio punte di assoluta eccellenza. Molti edifici giapponesi sono in grado di resistere (e rimanere agibili) anche a sismi di magnitudo superiore a 8. 

 

Interventi antisismici

 

Quanto costa una ristrutturazione antisismica

Se si escludono i due interventi appena descritti, gli interventi di ristrutturazione antisismica impongono una spesa sì alta, ma abbastanza abbordabile. Si parla di 60 – 100 euro al metro quadro per gli interventi meno costosi (es. quelli che coinvolgono i solai) e di 90 – 140 euro al metro quadro per gli interventi più costosi.

Possono sembrare cifre elevate. In effetti, in senso assoluto possono essere considerate tali. Tuttavia, se si considerano i rischi di un immobile non antisismico in una zona antisismica, assumono un connotato equilibrato. Anche ignorando i pericoli per l’incolumità delle persone, è facile intuire che riparare o addirittura demolire / ricostruire un’abitazione pesantemente lesionate è parecchio più costoso di qualsiasi intervento di ristrutturazione antisismica. 

 

Quali permessi per la ristrutturazione antisismica

Da questo punto di vista, la questione è abbastanza semplice da dirimere. Anche perché tutti gli interventi di ristrutturazione sismica, quasi per definizione, coinvolgono le strutture. Dunque, richiedono una “semplice” SCIA, Segnalazione Certificata di Inizio Attività. E’ un titolo abilitativo mediamente difficile da ottenere, sebbene non sia vincolato al parere dell’ente (a differenza del Permesso di Costruire). E’ costoso, sì, ma fino a un certo punto. Ce la si può cavare con un migliaio di euro o poco più.

Ovviamente, è bene fare riferimento a un bravo tecnico, dal momento che la compilazione è piuttosto complessa, e c’è sempre la possibilità che, per questioni meramente formali, l’assegnazione della SCIA venga rifiutata. 

 

Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni antisismiche

I costi, come abbiamo visto, sono abbastanza alti. In alcuni casi molto alti. Ma c’è una buona notizia. E’ possibile in tutti i casi accedere a delle importanti detrazioni fiscali. A patto di essere capienti dal punto di vista della dichiarazione dei redditi, ovviamente, dal momento che la detrazione si concretizza in uno sconto delle tasse, ovvero nella possibilità di “scaricare” le spese. 

Tra l’altro, a differenza delle classiche detrazioni per le ristrutturazioni semplici, nel caso di interventi antisismici non è previsto un tetto di spesa. Dunque, è possibile detrarre più dei 96.000 euro in genere posti a tetto delle altre ristrutturazioni. Ovviamente, è necessario produrre un miglioramento concreto delle capacità antisismiche dell’edificio, ovvero una riduzione del rischio sismico di almeno una classe.

Nello specifico, quando gli interventi determinano la diminuzione del rischio di una classe, è possibile detrarre fino al 70% delle spese. Quando gli interventi determinano il passaggio di due classi, la detrazione è dell’80%.

Discorso parzialmente diverso, e più favorevole, nel caso in cui a essere ristrutturato fosse un codominio. Nella fattispecie, la detrazione sarebbe dell’80% per il passaggio di una classe e dell’85% per il passaggio di due classi. 

Come si evince dall’impostazione normativa riguardante le detrazioni, la ristrutturazione sismica in realtà conviene. Certo la spesa iniziale è alta, ma è possibile recuperare in dieci anno la maggior parte del denaro versato (la detrazione si sconta in dieci periodi di imposta). 

Dunque, se vi trovate in una zona sismica procedete, se potete, subito con la ristrutturazione sismica. Ovviamente, gli interventi sono consigliati anche se la zona in cui abitate non è contrassegnata come tra le più sismiche. 

 

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